Nasce nel 2011, frutto di un progetto concepito da due associazioni attive nella città di Firenze, No Dump e Riot Van. No Dump è un’associazione culturale nata all’interno della Facoltà di Architettura nel 2008, che si occupa di arte e installazioni realizzate con materiali di scarto, mentre Riot Van è un laboratorio editoriale creato, sempre nel 2008, da un gruppo di studenti universitari delle Facoltà di media e giornalismo e disegno industriale.

L’evento nasce dalla collaborazione tra queste due giovanissime associazioni e dalla volontà comune che fosse necessario uno spazio all’interno della città nel quale chiunque potesse esprimersi dipendentemente dalla propria arte. Un primo step per la riqualificazione di spazi in disuso attraverso momenti di cultura partecipata e alternativa.

L’evento venne realizzato al Parco della Carraia, meno conosciuto come giardino Piero Filippi, nel quartiere di San Niccolò all’interno di Diladdarte: rassegna dedicata all’arte, alla musica, all’artigianato, ai giardini, alle tante gallerie e laboratori dell’Oltrarno, promossa dal Comitato di San Niccolò e patrocinata dal Comune di Firenze. L’Icchè ci vah ci vole si svolse come manifestazione di una giornata ospitando un’esposizione di autoproduzioni, istallazioni artistiche, live jam session musicale e un live painting per risistemare lo stabile presente nel parco. Nel corso del 2011 furono due gli appuntamenti dell’Icchè ci vah ci vole, uno il 7 aprile e una seconda edizione il 7 luglio, visto l’incredibile successo della prima giornata che aveva richiamato un vastissimo pubblico, attratto dalla particolarità dell’evento. L’anno successivo non fu possibile organizzare la giornata dedicata all’Icchè ci vah ci vole a causa del maltempo e la terza edizione venne annullata.

Edizione 2015. Con il desiderio di poter costruire un vero e proprio evento e l’idea che potesse diventare un evento ripetibile ogni anno, Icchè ci vah ci vole giunge alla sua terza edizione (10-11 luglio) sempre al parco della Carraia, con un evento molto più strutturato di due giorni e aggiudicandosi il bando per l’Estate Fiorentina 2015. Vengono coinvolte Tutte  attività strettamente legate al territorio, artisti di provenienza locale in uno spirito di incontro e collaborazione.

A partire da questa edizione anche l’organizzazione cambia, si allarga: una vera e propria rete partecipativa nella quale fioriscono collaborazioni di moltissimi generi.

Edizione 2016. Dalla convinzione che il processo partecipativo innescato dal festival e la riqualificazione attraverso il nuovo modo di fare cultura proposto potesse avere un futuro, il festival decide di spostarsi in un altro luogo. Sentendo che la mission al Parco della Carraia ormai è finita e individua un altro spazio: il parco di Villa Favard. Come il parco della Carraia ma con una superficie quadruplicata, questo parco costituisce un vero e proprio polmone verde per la città, posto in una zona questa volta periferica, dimenticata verso Firenze Sud; luogo animato per qualche ora della giornata solo dal via vai di studenti del conservatorio di musica Luigi Cherubini, e da qualche abitante che porta fuori il proprio cane. Il festival qui si trasforma completamente e costruisce le basi che porteranno alle future edizioni, più complesse e strutturate.

La durata dell’evento viene estesa a tre giorni e il nucleo pensante del festival cresce molto, coinvolgendo nell’organizzazione tante giovani associazioni attive nel territorio. Crescono anche le collaborazioni durante la costruzione dell’evento e i tre giorni di festival. L’organizzazione si confronta e scontra con tutte le problematiche proprie di quello spazio non frequentato, senza servizi e in balia del degrado e dell’incuria. L’evento, comunque grazie anche al supporto del Quartiere 1, riesce a mettere in piedi la sua macchina e prende le mosse sotto una pioggia incessante che purtroppo non permette alla maggior parte delle attività diurne di avere luogo. Nonostante il maltempo, il festival ottiene comunque un ottimo risultato con una domenica di sole che vede il parco trasformarsi e vivere di una vita completamente nuova. Un pubblico variegato, gioioso, partecipa a tutte le attività molto incuriosito.

Edizione 2017. L’evento ormai è cresciuto e con lui la sua complessità organizzativa, l’offerta culturale, il numero di giornate e il budget generale del festival è triplicato. Si punta ad un’evoluzione qualitativa e quantitativa del nostro fare cultura: da una postazione radio che trasmette live stream tutta la diretta del festival e della sua attività, all’introduzione della knowledge area una struttura pensata appositamente per ospitare workshop, incontri e proiezione di documentari.

Un esempio della crescita dell’evento e del consolidamento della rete sociale tra le persone è stata la pubblicazione di una open call per volontari durante la costruzione dell’evento. Il bando riceve la risposta di 30 giovani entusiasti di poter partecipare attivamente: il gruppo continua a crescere e la sinergia creata porterà alcuni di loro ad entrare attivamente nel gruppo organizzativo del festival l’anno successivo. In quattro giorni di evento performance live, laboratori, musica, workshop, esposizioni e attività interattive regalano alla città un luogo vivo, trasformato e soprattutto partecipato.