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Dove e quando

  Main Stage

  09.06.2018

  23:30

Bio

La scelta analogica
Abbiamo deciso di usare synth vintage, principalmente risalenti agli anni ’70. Il loro suono è ancora unico e non può essere imitato dai synth ibridi o dai synth digitali e ancora meno dai synth software. Tali “synth vintage” sono ancora utilizzati in molti studi professionali da produttori di musica elettronica; ma è piuttosto raro vederli “sul palco” a causa dei numerosi problemi tecnici che presentano: sono molto fragili, instabili nell’accordatura e soprattutto è impossibile registrare il timbro e richiamarlo su ogni traccia.
Pertanto il loro uso impone alcuni limiti e richiede sacrifici a causa della mancanza di memoria, ma d’altra parte apre l’universo vasto ed emozionante dell’improvvisazione.
Qui non si tratta semplicemente di aprire e chiudere i canali del mixer, lanciare campioni audio e aggiungere alcuni effetti – che è più il lavoro di un DJ che non quello di un musicista. Ad ogni concerto creiamo un ambiente sonoro diverso, che è improvvisato e quindi unico, interagendo con alcune sequenze di note scritte, modificando il loro timbro e le loro dinamiche e improvvisando su tastiere dei nostri synth come in un concerto jazz.
Questo era lo spirito della musica pop elettronica degli anni ’70, di cui entrambi abbiamo una vivida memoria perché siamo veri veterani di quei tempi.
Il nostro progetto non intende imitare band come Tangerine Dreams: sono passati 40 anni, la musica techno si è evoluta considerevolmente e sia Alexander Robotnick che Ludus Pinsky hanno sviluppato lunghe carriere artistiche acquisendo un vasto know-how e abilità. Non è tanto la musica degli anni ’70 che desideriamo recuperare, quanto piuttosto il suo spirito “progressista” e la capacità di improvvisare, che sta diventando sempre più marginale nella scena musicale attuale dominata dai computer.